Elbrus - 5.642 mt.

ELBRUS - Relazione finale

Il secondo traguardo è stato raggiunto... Il 10 luglio parto dall'Italia pieno di speranze e di ottimismo ma anche con mille dubbi nella testa per questa nuova avventura pianificata interamente in solitaria. Questo significa che non mi avvalgo né dell'aiuto di compagni né della confortante presenza di guide locali o di portatori che mi aiutino a portare i materiali. Si, questa volta parto solo per raggiungere la vetta più alta d'Europa. Il pomeriggio dell'11 luglio, con un lungo trasferimento in auto, arrivo ad Azau. Una piccolissima stazione sciistica ai piedi della montagna.

Mi sistemo per la notte in una piccola pensione e l'indomani mattina, molto presto, faccio a piedi i 3 km che mi separano dal paesino a valle dove trovo l'ultimo bancomat. Fatto il prelievo torno ad Azau, stavolta in auto, e preparo lo zaino per la salita. A fine mattinata son pronto. Mi avvio alla stazione della funivia che mi porterà fino a quota 3700. Alla fine del percorso, suddiviso in tre tronconi, prendo il mio zaino e cammino fino ad incontrare un rifugio a quota 4050mt. Ho con me il necessario per piantare un campo tenda ma visto che c'è la possibilità, mi fermo nel piccolo rifugio. Decido di utilizzarlo come base. Mi evito così il lavoro di montare un campo. Riposo qualche ora e girello intorno al rifugio per fare qualche foto. Alle 18,30 cucino una delle buste di cous-cous liofilizzato consigliatomi dall'amico Riccardo, che devo ancora ringraziare ... una vera schifezza!!!!! Grazie Riccardo per avermi fatto abbandonare il buon risotto ... Dopo la "succulenta" cena vado a riposare qualche ora ma non riesco a prendere sonno, sono adrenalinico, nervoso. Le informazioni sul meteo che ho ricevuto sono molto contrastanti e non ho molte possibilità di averne più attendibili. Fisicamente sto bene ... i giorni passati nel gruppo del Monte Rosa, la settima scorsa con l'amico Riccardo, hanno fatto il loro effetto. All'una di notte, dentro il rifugio c'è molto trambusto ... un gruppo di una decina di tedeschi con guida locale si prepara rumorosamente per l'ascesa ... io non so che fare. Mi ripeto che fisicamente sto bene, ma sono a quota 4000 da poche ore e non so come potrei reagire salendo in vetta così velocemente ... mi ero ripromesso di stare qui un paio di giorni per acclimatarmi ... ma i miei muscoli hanno voglia di muoversi ... di dormire non se ne parla. Ok ho deciso. Esco fuori e mi faccio un pezzo di salita di allenamento ... se non posso riposare, tanto vale sfruttare queste ore per muoversi. Lascio solo che il gruppo di tedeschi parta perché non voglio dare ad intendere che mi aggrego al gruppo alla "portoghese". Così preparo con calma il mio zaino per la salita e quando, ramponi ai piedi, sono pronto alla salita i tedeschi sono già lontani nel buio della notte. Sono partiti da una buona mezzora. Fuori mi accoglie lo splendido scenario di un cielo disseminato di stelle. Puntini luminescenti adagiati su un tappeto blu scuro rischiarato da una splendida luna piena. La guardo, la luna, per un lungo momento ... la sua presenza mi rassicura, mi è amica ... sembra incitarmi ad andare avanti. Lo interpreto come un segno ... un chiaro volere del "cielo" a che la mia impresa si compia. Mi incammino nella gelida notte seguendo il fascio di luce della mia lampada frontale. Inizio a camminare con calma per "spezzare il fiato", come si suole dire, ma presto prendo un buon ritmo. Dopo un poco vedo in lontananza una scia di luci, che si muove nel ghiacciaio. Deve essere il gruppo dei tedeschi, penso. Nel giro di un paio d'ore li ho raggiunti e superati. La cosa mi fa molto piacere perché mi da la misura della condizione fisica e mi da fiducia sulle possibilità odierne di raggiungere la cima: La salita sarà molto lunga (da dove son partito, a quota 4000mt, fino alla vetta sono 1750 mt di dislivello in salita). Dopo un pò, il silenzio della notte viene infranto dal molesto rumore del Gatto delle nevi. Mi passa affianco, triturando il ghiaccio con i suoi metallici denti e spandendo nell'aria intorno, un fastidioso puzzo di gas di scarico (...e poi dicono che l'aria di montagna è salutare). Porta con se un carico di pseudo-alpinisti-paganti fino a quota 5000mt, così che possano arrivare in vetta percorrendo solo gli ultimi 650mt. E' sempre più diffusa, in epoca attuale, la tendenza a "conquistare" le cose senza fare fatica, pagando un corrispettivo in denaro. Dentro di me, per quanto mi sforzi, non riesco a trovare il senso di affrontare la montagna in questo modo, ma naturalmente è solo la mia opinione. Nel corso della lunga salita raggiungo e supero diversi di questi personaggi (qualcuno, più tardi, lo aiuterò anche a rimettersi in piedi nel tratto ripido di discesa dalla vetta, reso sicuro da una cinquantina di metri di corda, ma insidioso ed esposto per chi ha poca dimestichezza con certe situazioni). Le prime ore del mattino, sulle stelle che punteggiavano il cielo alla mia partenza, è calato un pesante sipario. Il vento che ha continuato a soffiare per tutta la notte, ha portato sopra la mia testa dei grossi nuvoloni neri che non tardano a sganciare il loro carico gelato. Nevica. La lampada frontale che ha illuminato i miei passi nella notte, l'ho spenta da un pezzo. E' giorno. Ora attraverso un ripido pendio ghiacciato, appena sotto la vetta. Da esso affiorano qua e là delle rocce sulle quali le punte dei miei ramponi stridono quando vi cammino sopra. Per una cinquantina di metri, il traverso è protetto da una corda fissa che consente agli alpinisti di agganciare un moschettone così da essere più sicuri. Sul tratto protetto con la corda trovo una lunga fila di persone che salgono più lente di me. Sento che il mio passo è sicuro. Questo mi consente di non utilizzare la corda fissa e superare la lunga fila di persone. Procedo con lo sguardo basso, sono attento ad appoggiare i piedi con precisione, così supero facilmente l'ultimo pendio. Guardo l'altimetro, segna 5600 mt, levo lo sguardo al cielo, guardo incantato le nuvole che corrono veloci inseguite dall'urlo del vento ... un ultimo sforzo, gli ultimi passi ... sono sul "TETTO D'EUROPA" ... sopra di me, ora, è solo cielo. Dopo circa 7 ore di salita, alle 09.45 locali ho raggiunto la cima dell'Elbrus a 5642mt. Purtroppo sono avvolto nella nebbia e nevica. La visuale di cui speravo godere da quassù, mi viene negata ma sono comunque felicissimo. Mi è stata regalata la possibilità di salire in vetta il primo giorno di arrivo, approfittando di una breve finestra di bel tempo ... un regalo grandissimo (di solito tra acclimatamento e salita sono richiesti 4-5 giorni). Mentre scatto le foto di rito penso agli amici, agli affetti lasciati a casa, ai malati di SLA, di cui porto il vessillo e alla magica luna ... grazie di cuore a tutti voi perché insieme mi avete dato forza e sostegno ... grande emozione!

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